Musica per luoghi da ricordare

Il pianoforte dal vivo per hôtellerie, eventi e ricevimenti esclusivi

L'interpretazione che nasce dall'ascolto,
prima ancora che dall'esecuzione.

Ogni ambiente racconta qualcosa.

La musica può renderlo indimenticabile.

— Repertorio

Ascolta

  1. 01 Forrest Gump Suite
  2. 02 River Flows In You
  3. 03 Over The Rainbow
  4. 04 Forbidden Colours
  5. 05 Experience
  6. 06 The Heart Asks Pleasure First

Un approccio musicale attento all'identità e alle esigenze del contesto.

— Cosa offro

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— Il musicista

Percorso

Diplomato presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, ho approfondito l'orchestrazione attraverso un Master alla Berklee College of Music.

Ho studiato pianoforte jazz con il Maestro Polo Orti e frequentato i corsi della Manhattan School of Music di New York.

Negli anni ho collaborato con realtà dell'hospitality e del lusso e mi sono esibito in eventi d'autore, affinando la capacità di adattare la musica alle caratteristiche di ambienti diversi.

— Selezione

Collaborazioni

— Dal vivo

Novità

Settembre 2026 · Venezia

Forbidden Colours

Se dovessi indicare un brano che non manca mai, è questo. Nasce come tema di Ryuichi Sakamoto per Furyo — Merry Christmas, Mr. Lawrence, 1983 — e diventa "Forbidden Colours" nella versione cantata da David Sylvian. Al pianoforte lo suono senza voce, e non perde niente.

Funziona in una sala per una ragione precisa: è fatto di poche note che tornano. Una figura breve che si ripete e ogni volta si sposta appena sotto, mentre l'armonia cambia colore intorno. Chi ascolta non deve seguire niente: la melodia arriva da sola, anche a chi sta parlando d'altro.

E poi ha una temperatura strana, che è la cosa che mi interessa di più. Non è un pezzo triste, ma non è nemmeno consolatorio. Sta in mezzo, sospeso — e quello spazio lo riempie chi ascolta, con quello che ha in testa quella sera.

Lo tengo per il momento in cui la sala si è finalmente seduta e le voci si abbassano da sole. Non serve annunciarlo. Dopo le prime quattro battute, quasi sempre qualcuno alza la testa.

Agosto 2026 · Venezia

L'ora dell'aperitivo ha un suo repertorio

L'ora che precede la cena è la più delicata. Gli ospiti arrivano alla spicciolata, si cercano, si presentano: la sala non è ancora piena e le voci non hanno trovato il loro volume. La musica lì ha un compito preciso — dare un tono all'attesa, senza anticipare nulla di quello che verrà dopo.

Comincio con qualcosa di riconoscibile ma discreto, un tema da colonna sonora suonato senza enfasi. Poi lascio spazio allo standard jazz, morbido, con lo swing appena accennato: serve a scaldare l'ambiente, non a farlo ballare. Verso la fine, quando il brusio è cresciuto, entrano le armonie più contemporanee — note lunghe, poca melodia, tanto colore.

C'è una regola che mi sono dato: nella prima mezz'ora niente di troppo bello. Un brano che commuove, suonato mentre si stanno ancora appendendo i cappotti, si spreca. I pezzi che chiedono ascolto vanno tenuti per quando la sala è pronta — e quel momento arriva quasi sempre, basta accorgersene.

Il resto lo decide la stanza. Per questo non porto mai una scaletta chiusa: porto un repertorio, e l'ordine lo scrive la serata.

Agosto 2026 · Venezia

Accompagnare una sala, non riempirla

C'è una differenza che si sente subito, anche da chi non è musicista: un concerto chiede attenzione, la musica di una hall la accompagna. Sono due mestieri diversi, e il secondo si impara stando in sala.

In un salone d'albergo la gente parla, si saluta, aspetta un tavolo. La musica non deve competere con le voci: deve stare sotto, tenere il tempo dell'ambiente e lasciare che le conversazioni scorrano. Significa suonare più piano di quanto verrebbe naturale, scegliere armonie che non chiedono di essere ascoltate, e sapere quando togliere invece di aggiungere.

Poi ci sono i momenti in cui la sala cambia respiro — un brindisi, un ingresso, un'ora tarda in cui restano in pochi. Lì la musica può alzare la testa e prendersi qualche battuta in più. Riconoscere quel passaggio, senza che nessuno lo chieda, è gran parte del lavoro.

Per questo, prima di ogni serata, chiedo sempre di conoscere l'ambiente: gli spazi, gli orari, il tipo di ospiti. Il repertorio viene dopo.

Emanuele Rodighiero al pianoforte verticale sulla spiaggia del Chiosco Faro, Jesolo, con il mare sullo sfondo

Luglio 2026 · Chiosco Faro, Jesolo

Una sera sul mare, dove le onde tengono il tempo

Una serata sulla spiaggia del Faro, a Jesolo. Ad attendermi, un pianoforte verticale dei primi del Novecento: un legno vissuto, di quelli che portano dentro cent'anni di musica e di mani. Bastava sfiorarne i tasti per sentire che non era solo uno strumento, ma una voce con una storia da raccontare.

Il pianoforte affacciato sull'acqua, la luce che calava lenta e le onde a fare da metronomo naturale. Ho lasciato che il repertorio seguisse quel respiro: le atmosfere sospese di Einaudi, la delicatezza di Sakamoto, poche note per accompagnare senza mai coprire il suono del mare.

E c'è stato quel momento — quello che cerco ogni volta senza saperlo — in cui la musica e le onde sembravano parlarsi. Le voci si sono spente, i respiri trattenuti. Qualcuno aveva gli occhi lucidi. In quel silenzio commosso ho ritrovato il senso di tutto: non riempire l'ambiente, ma entrarci in punta di piedi e renderlo, per una sera soltanto, indimenticabile.

Grazie al Chiosco Faro per l'ospitalità, a quel vecchio pianoforte per la sua anima, e a chi era lì ad ascoltare.

Luglio 2026 · Venezia

Uno spazio che si aggiorna, come la musica dal vivo

Ho immaginato queste pagine come un piccolo diario. Qui, di tanto in tanto, raccoglierò le serate, i luoghi e le atmosfere che accompagnano il mio pianoforte: una hall affacciata sulla laguna, un ricevimento tra pochi invitati, un brano nuovo entrato nel repertorio.

Non un elenco di date, ma poche note dal vivo — per chi desidera conoscere da vicino il mio modo di intendere la musica: discreta, cucita sull'ambiente, mai fuori posto.

Ci si rivede qui, con la prossima. Buon ascolto.

— Lavoriamo insieme

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